Peccato che tale operazione, qualora fosse confermata, solleverebbe rilevanti incongruenze, considerando che parliamo di materiale ben tutelato dall’attuale regolamentazione sulla privacy. «Le prerogative parlamentari, pur ampie – spiega l’esponente di maggioranza – non possono prescindere dal rispetto dei principi di legalità, necessità, proporzionalità e tutela della riservatezza, né possono tradursi in un accesso esplorativo o indiscriminato a documentazione contenente dati professionali e personale di terzi». La sola motivazione della necessità di presentare querela certamente non basta a giustificare la consultazione di un faldone che, come specificato dal meloniano, «non appare avere diretta pertinenza con l’accertamento del reato ipotizzato». L’eventuale carattere diffamatorio di una dichiarazione, infatti, attiene al contenuto oggettivo delle espressioni pronunciate o diffuse, ma certamente non risulta subordinato alla conoscenza di elementi relativi alla carriera o alle valutazioni professionali del soggetto cui tali dichiarazioni si riferiscono. Ragione per cui il primo partito del centrodestra chiede di verificare se l’accesso sia «avvenuto nel rispetto della normativa vigente e dei limiti imposti dalla tutela dei dati personali», nonché se quanto riportato dai vari organi di informazione corrisponda al vero.
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