Gestire i flussi in entrata di lavoratori stranieri non basta. Si devono creare le condizioni per permettergli di diventare cittadini economicamente e socialmente integrati. Dalla casa alla cittadinanza, i nodi da sciogliere sono ancora tanti.
Il contributo degli immigrati all’economia
Le politiche italiane sull’immigrazione sono storicamente concentrate sulla gestione degli ingressi e sulla regolarizzazione dei soggiorni, molta meno attenzione è stata data agli interventi dedicati all’integrazione. Eppure, è proprio nella fase successiva all’ingresso che si determina il contributo economico e sociale che gli immigrati possono offrire al paese.
L’integrazione passa attraverso il lavoro, ma comprende anche l’apprendimento della lingua, l’accesso ai servizi, alla casa e la partecipazione alla vita civile. Da questo punto di vista, il sistema italiano continua a mostrare grossi limiti. Anche quando si ottiene un permesso di soggiorno, la piena integrazione economica e sociale è tutt’altro che garantita, con il rischio di disperdere competenze e limitare il contributo che gli immigrati potrebbero dare alla crescita e alla produttività del paese.
Oggi il contributo degli occupati stranieri all’economia italiana è tutt’altro che marginale: nel 2024 hanno generato circa il 9 per cento del Pil, oltre a contribuire in misura significativa al gettito fiscale e previdenziale.








