È morto Carlo Ginzburg, lo stimato studioso che si definì “ebreo siasporico”, noto per i suoi studi sulla storia delle persecuzioni, dell’eresia e della cultura popolare del Medioevo e dell’Età moderna. Aveva 87 anni ed è considerato lo storico italiano più conosciuto all’estero e tra gli autori italiani contemporanei più tradotti al mondo. Per salvarsi durante la guerra cambiò nome.
Chi era Carlo GinzburgCarlo Ginzburg è morto a Bologna all’età di 87 anni. Nato a Torino nel 1939, era figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg.È stato professore emerito alla Scuola Normale di Pisa, in cui si era formato, e ha insegnato fin dagli anni Settanta anche all’università di Bologna e in quelle americane di Harvard, Yale, Princeton e California (UCLA).ANSAÈ stato uno degli studiosi e saggisti italiani più ammirati per la sua capacità di analizzare grandi fenomeni storici da prospettive particolari e marginali, partendo da aspetti della vita quotidiana delle classi subalterne, e integrando nella sua ricerca anche approcci etnologici e antropologici.Nel suo primo libro, pubblicato nel 1966, ha raccontato il culto pagano dei “benandanti” diffuso in Friuli nel Cinquecento e nel Seicento, che aveva scoperto nel corso dei suoi studi. Poi si è occupato di eresia in “Il formaggio e i vermi” del 1976.Ha collaborato a lungo con Einaudi editore per la collana “Microstorie“.Il cambio di nome per salvarsi durante la guerraDurante la Seconda Guetta Mondiale, Carlo Ginzburg cambiò nome per salvarsi.In un’intervista a L’Espresso aveva raccontato che si trovava con la madre e la nonna al Saltino, vicino a Vallombrosa, quando la zona venne occupata dai tedeschi in attesa delle truppe inglesi.“Mia nonna, Lidia Levi Tanzi, l’unica componente non ebrea della famiglia, mi disse: Se ti chiedono come ti chiami, devi dire Carlo Tanzi, il nome di suo padre”, aveva detto Ginzburg.All’epoca aveva cinque anni e la nonna scrisse quel nome sulla prima pagina del libro che gli stavano leggendo, che era “Il più felice bambino del mondo”.“Più tardi ho capito che in quel momento sono diventato ebreo“, aveva poi aggiunto.Carlo Ginzburg “ebreo diasporico” e le parole su IsraeleCarlo Ginzburg si definiva ebreo diasporico, concetto che indica l’identità di chi appartiene al popolo ebraico pur vivendo al di fuori dello Stato di Israele, radicandosi profondamente nella cultura, nella lingua e nella società del Paese in cui risiede. Qualche mese fa, in occasione della presentazione del suo libro “Il vincolo della vergogna” (Adelphi) aveva parlato della situazione in Israele.“Quando vedo ciò che il governo israeliano sta facendo a Gaza provo vergogna. Ahimè, la storia è costellata di vergogne da cui l’umanità fa fatica a risalire”, sono state le parole dello storico.“È successo per la Shoah, vale anche per Gaza e al momento non si vedono soluzioni. Per quanto riguarda la partecipazione del nostro Paese al Board of Peace di Trump, il mio giudizio è del tutto negativo”, aveva spiegato.Rispondendo alle domande del pubblico Ginzburg aveva parlato anche dei territori palestinesi e della soluzione “Due Popoli, due Stati” da lui ritenuta “ormai irrealizzabile“.










