È morto a 87 anni lo storico Carlo Ginzburg, uno degli intellettuali italiani più famosi anche all’estero.
Carlo Ginzburg – ph Roberto Serra – Iguana Press:Getty Images
È morto all'età di 87 anni lo storico Carlo Ginzburg, tra gli intellettuali contemporanei più influenti e stimati a livello nazionale e internazionale. Figlio dell'intellettuale Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg (nata Levi), è stato una delle figure principali del mondo culturale italiano, grazie ai suoi studi, percorrendo gli studi stregoneria e sui processi dell'Inquisizione che lo portarono alla pubblicazione del suo libro "I benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento". Nato nel 1939, studiò alla Scuola Normale di Pisa di cui diverntò professore ordinario nel 1976, insegnando anche Storia Moderna alla facoltà di Lettere dell'Università di Bologna.
Ginzburg ha insegnato nelle più importanti università al mondo e si è affermato per il rigore ma anche per aver abbattuto le separazioni nette tra le discipline, motivo che portava tantissime persone a seguirne i corsi e a leggerne i libri. I processi di stregoneria del Cinquecento è stato il punto da cui è partito, studiando gli archivi ha riportato alla luce le figure dei "benandanti", che come riporta la Treccani erano "i propiziatori di un culto della fertilità attivi nel Friuli tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento" e a cui dedicò il suo primo libro. Sempre grazie allo studio dei documenti storici raccontò la storia di Menocchio, un mugnaio friulano del Cinquecento, attrarverso il quale raccontò il rapporto tra la cultura dotta e popolare dell'epoca. Proprio questo metodo di studio che partiva da una storia che si basava sulle ricerche di vita locale e si universalizzavano raccontando, quindi, il mondo, prese il nome di "microstorie", che diventò anche una collana di Einaudi, casa editrice con cui lavorò assiduamente. Per "micro" però non intendeva le dimensioni dell'oggetto in analisi, bensì al microscopio, come spiegò in un'intervista a Doppiozero: "Sotto la lente di un microscopio possiamo mettere il frammento di un insetto o il frammento della pelle di un elefante. Ci sono molte versioni della microstoria – comprese alcune in cui la dimensione analitica, che era al centro del nostro progetto originario, è del tutto assente. Ma un'ortodossia microstorica non esiste".










