L’assenza totale di un protocollo di sicurezza, un’attività condotta in maniera completamente abusiva e il sospetto inquinamento delle prove sulla scena della tragedia. Si aggrava la posizione degli istruttori coinvolti nella morte di Maria Eduarda Rodrigues de Freitas, la ragazza di 21 anni precipitata sabato scorso dal Ponte dello Scheletro (Ponte do Esqueleto) a Limeira, nello Stato di San Paolo. Come riportato dal “New York Times”, che ha visionato i rapporti della Polizia Civile brasiliana, l’indagine ha portato all’arresto di tre uomini legati alla società organizzatrice. Dagli interrogatori è emersa la piena ammissione delle negligenze che hanno portato gli operatori a lanciare la giovane nel vuoto da un’altezza di quasi 30 metri senza averle agganciato la corda salvavita.

L’ammissione di colpa: “Nessun addetto ai controlli finali”

I video diffusi in rete mostrano la dinamica esatta dell’incidente: la vittima, seppur equipaggiata con casco e imbracatura, è stata sollevata dagli operatori dell’azienda “Entre Cordas” sopra le loro teste in posizione “superman” e spinta dallo strapiombo, mentre i moschettoni della sua imbracatura erano vuoti e la corda giaceva a terra. Messo alle strette dagli investigatori, uno degli organizzatori ha formalmente ammesso l’errore fatale, spiegando che all’interno del gruppo di lavoro non esisteva alcuna figura specificamente incaricata dei controlli finali prima del salto. La verifica dell’attrezzatura, ha dichiarato l’uomo, veniva svolta “collettivamente” dal personale presente in modo del tutto informale. Una disorganizzazione che non ha lasciato scampo alla ventunenne: all’arrivo delle forze dell’ordine, un’infermiera presente sul posto stava già tentando le manovre di rianimazione, ma la polizia non ha potuto far altro che constatare l’assenza di segni vitali.