Cresce ancora l'acquisto nel nostro Paese, viste le tensioni internazionali, a partire dall'Iran, e i riflessi sui mercati mondiali. E torna a riflettersi in modo diretto sulla spesa quotidiana delle famiglie, con un aumento diffuso dei prezzi che interessa sia i beni essenziali che le altre voci di consumo. A maggio, l'Istat calcola un indice nazionale dei prezzi al consumo, al lordo dei tabacchi, in crescita dello 0,4% su base mensile e del 3,2% su base annua (da un aumento del 2,7% di aprile), confermando la stima preliminare dello stesso Istituto. Il dato non resta confinato alle statistiche, ma si traduce in una pressione costante sul potere d'acquisto, che si avverte soprattutto nella spesa alimentare, nei trasporti e nelle utenze domestiche. Le tempistiche delle associazioni dei consumatori convergono su un aumento che può superare anche i 1.400 euro l'anno per nucleo familiare, con differenze legate ai livelli di consumo energetico, alla composizione del nucleo e alla struttura dei consumi.
Le componenti A guidare la risalita dei prezzi è ancora una volta la componente energetica (per lo più i carburanti), che si conferma il principale fattore di instabilità dell'intero paniere. I beni energetici non regolamentati accelerano da una crescita del 9,6% a una del 12,5%, mentre quelli regolamentati passano da un aumento del 5,3% a uno del 5,6%, in un contesto ancora influenzato dalle tensioni geopolitiche e dalla volatilità delle Borse. In questo scenario, Elettricità Futura precisa però che le variazioni rilevate dall'Istat non riguardano le bollette elettriche: gli aumenti si concentrano come detto soprattutto su carburanti e derivati del gas, mentre per le famiglie le tariffe della luce risultano in larga parte a prezzo fisso e quindi non soggette a variazioni immediate. Anche nel segmento regolamentato, c'è stabilità per l'elettricità e incrementi più contenuti per il gas. Il peso dell'energia non si esaurisce nelle utenze domestiche, ma si trasmette lungo tutta la filiera dei prezzi, incidendo su produzione, trasporto e distribuzione. Questo effetto a catena contribuisce a spiegare perché, accanto all'energia, risultino in accelerazione anche altri comparti legati alla mobilità e ai servizi. Non a caso, tra le voci in crescita figurano i servizi relativi ai trasporti, che passano da un aumento dello 0,6% a uno dell'1,7%, e quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona, in aumento dal 2,6% al 3%, segnali di una pressione che si estende oltre il solo comparto energetico.Dentro questo contesto, il fenomeno inflattivo assume una dimensione sempre più trasversale, con effetti che si sommano nel tempo e riducono la capacità di spesa delle famiglie. Le diverse stime delle associazioni dei consumatori delineano un quadro coerente nella direzione, pur con valori differenti.Il Codacons indica un impatto fino a 1.461 euro annui per i nuclei con due figli e oltre mille euro in media per famiglia. L'Unione nazionale consumatori parla di un "balzo astronomico": tra febbraio e maggio i prezzi risultano in crescita del 2%, pari a 505 euro per la famiglia tipo, 734 euro per una coppia con due figli e 660 euro per una coppia con un figlio. Federconsumatori stima invece una ricaduta di circa 1.056 euro annui per nucleo familiare, evidenziando anche un rallentamento del carrello della spesa, che si ferma al +1,9%, segnale di una maggiore attenzione e riduzione dei consumi non essenziali.L'allarme Assoutenti evidenzia come la pressione sui prezzi continui a propagarsi lungo tutta la filiera, colpendo in particolare i beni di prima necessità e le spese non rinviabili, con effetti che tendono ad accumularsi nel tempo e a pesare maggiormente sulle famiglie numerose e sui redditi più bassi. Adoc richiama invece l'intreccio tra tensioni internazionali e dinamiche speculative, sollecitando interventi su carburanti, fiscalità ed energia per contenere l'impatto sui consumatori e ridurre le distorsioni nei mercati. Nel dettaglio dell'andamento dei prezzi, si confermano dinamiche differenziate tra i vari comparti. I beni alimentari, per la cura della casa e della persona rallentano a +1,9%, mentre i prodotti ad alta frequenza d'acquisto accelerano fino a +4,4%, confermando una pressione più evidente sulle spese quotidiane difficilmente comprimibili e più difficili da assorbire nei bilanci familiari.Le tensioni restano particolarmente marcate su alcune voci specifiche del paniere: il gasolio per riscaldamento segna un incremento del 36,8%, i gioielli del 29,5%, il gasolio per mezzi di trasporto del 25,4%, i legumi del 22,8% e i carciofi e pomodori del 18,4%. Si tratta di variazioni che, pur riferite a comparti diversi, contribuiscono a delineare un quadro di pressione diffusa sui prezzi, soprattutto nei segmenti più legati alla quotidianità e ai consumi non comprimibili.








