Corre l’inflazione e corre, di pari passo, la richiesta di aiuto delle fasce più fragili della popolazione. Stando ai dati Istat, nel mese di maggio l'indice nazionale dei prezzi al consumo registra una variazione del +0,4% su base mensile e del +3,2% su base annua. Una stima preliminare che risente in particolare dell’impennata dei prezzi dell’energia - che oscillano fino a un aumento massimo del 12,5% - dei trasporti, ma anche dei servizi culturali e di cura della persona. Un quadro che si aggrava particolarmente in aree specifiche della penisola, come a Reggio Calabria, dove l’aumento dell’inflazione è del 4,4% su base annua. Al secondo posto si piazza Verona al +3,7% seguita da Rimini, Venezia e Roma, tutte e tre al +3,6%. A maggio continuano dunque a crescere, comunque meno rispetto ai mesi precedenti, i prezzi del cosiddetto "carrello della spesa" e quindi di beni alimentari, per la cura della casa e della persona che aumentano ancora dell'1,9% contro il +2,3% di aprile. Salgono ancor più, fino al +4,4%, i prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto."Un balzo astronomico. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha incendiato i prezzi, e non solo dei beni energetici, con effetti nefasti per le famiglie. L'inflazione annua del 3,2% è un record che non si aveva dal settembre 2023. Insomma, peggio di così non si può". Lo afferma il presidente dell'Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, commentando i dati. Secondo i calcoli di Unc, per una coppia con due figli, considerando un inflazione tendenziale del 3,2%, si ha un aumento complessivo del costo della vita di 1.157 euro su base annua, dei quali 241 euro per i soli prodotti alimentari e le bevande, 323 euro per i trasporti, 251 euro per abitazione, elettricità e gas, 119 per servizi di ristoranti e di alloggio. Poco cambia per le coppie con un solo figlio che sostengono in media una spesa aggiuntiva annua totale pari a 1.063 euro.