Un conto alla rovescia che procede inesorabile verso la data del 1° luglio. E una strada, strettissima per trovare un veicolo legislativo con cui rinviare la tassa italiana di 2 euro che si andrà a cumulare con il dazio Ue da 3 euro. Il “pasticciaccio brutto” dei mini pacchi (sotto i 150 euro di valore) provenienti dai Paesi extra Ue rischia di presentare un conto salatissimo di un «3+2» destinato ad abbattersi su chi acquista tramite e-commerce e che però rischia di penalizzare l’intero settore della logistica italiana. A conti fatti lo sforzo economico potrebbe non essere eccessivo e un aiuto potrebbe arrivare direttamente dal dazio Ue: il 25% dell’importo riscosso va infatti a ogni singolo Paese di importazione.

Il gettito previsto

Questo potrebbe contribuire ad attenuare l’impatto della mini tassa italiana, per cui in manovra era stato previsto un gettito di 122,5 milioni di euro per il 2026 ipotizzando che di fatto avrebbe iniziato a produrre risultati dalla seconda metà dell’anno per consentire i tempi di monitoraggio. Tanto che il decreto fiscale ha potuto spostarne la decorrenza al 1° luglio proprio perché non occorrevano coperture per i mesi precedenti.

L’applicazione del dazio