Le spedizioni extra UeScattano il dazio comunitario di 3 euro e la tassa italiana di 2 euro. Confcommercio: rinviare il prelievo interno per evitare distorsionidi Marco Mobili e Giovanni Parente12 giugno 2026I punti chiaveIl conto alla rovesciaCome funziona il dazioL’impatto della mini tassaIl rischio di aggiramento segnalato da ConfetraL’allarme di Confcommercio: evitare il «3+2» Sui mini pacchi il livello di guardia resta massimo. Nella pianificazione degli obiettivi l’agenzia delle Dogane e Monopoli (Adm) mette in agenda 47mila controlli nel 2026 destinati a salire a 47.500 nel 2027 e a 48mila nel 2028. Ma non solo, perché l’intenzione è di arrivare a una sempre maggiore capacità di indirizzare le verifiche all’importazione sulle dichiarazioni di «modico valore»: il tasso di positività è previsto all’8,2% per quest’anno e il prossimo per arrivare all’8,3% nel 2028. Sono i numeri che emergono dalla convenzione tra ministero dell’Economia e agenzia delle Dogane. Numeri che testimoniano la grande attenzione sul tema dell’importazione dei mini pacchi dai Paesi extra Ue e sulla corretta indicazione del valore all’ingresso in Italia e negli altri Paesi comunitari.Il conto alla rovesciaIl tutto mentre è partito il conto alla rovescia verso il 1° luglio che segna uno spartiacque per due ordine di ragioni: l’applicazione del dazio Ue da 3 euro (dopo l’emanazione del regolamento di esecuzione) e l’entrata in vigore della mini tassa italiana da 2 euro. Un combinato disposto che potrebbe portare a un prelievo cumulato. Ma andiamo con ordine. Dal 1° luglio, infatti, scatterà il dazio Ue di 3 euro previsto per tutte le importazioni da Stati non appartenenti dall’Unione (Cina in testa, ma l’impatto sarà esteso, tra gli altri, anche alle spedizioni provenienti dagli Stati Uniti) sui pacchi di valore inferiore a 150 euro. Stop al regime di esenzione daziaria, quindi, anche alla luce del flusso di spedizione di pacchi low cost provenienti da Paesi al di fuori della Ue. Come ricordato proprio dalla Commissione europea, il volume di piccoli pacchi in arrivo nell’Unione è raddoppiato ogni anno dal 2022 e nel 2024 sono entrati nel mercato unionale 4,6 miliardi di piccoli pacchi (il 91% provenienti dalla Cina).Come funziona il dazioIl nuovo dazio scatterà su ogni categoria di articolo contenuta in un pacco, identificata dalle rispettive sottovoci tariffarie. Detta in modo più semplice se un pacco sotto i 150 euro di valore contiene sia una camicetta di seta sia due camicette di lana, si configurano due articoli distinti, su cui scatteranno sei euro di dazi doganali.L’impatto della mini tassaC’è poi il capitolo della mini tassa italiana, la cui applicazione è stata appunto rinviata al 1° luglio dal decreto fiscale di primavera (Dl 38/2026). Il problema, in questo caso, è duplice. Da un lato, perché rischia di incidere sullo stesso perimetro del dazio Ue. Dall’altro, perché Consiglio e Parlamento Ue hanno già raggiunto un accordo per far scattare una nuova tassa di gestione sulle piccole spedizioni relative a vendite a distanza con un’applicazione destinata a partire entro e non oltre il 1° novembre. Quindi bisognerà fare molta attenzione a come e cosa sarà colpito dal prelievo, anche perché alla mini tassa italiana è stata imputata una previsione di gettito di 122,5 milioni nel 2026 e 245 milioni dal 2027.Il rischio di aggiramento segnalato da ConfetraIl pericolo però è quello denunciato da Confetra (si veda quanto già anticipato sul sito del Sole 24 Ore). In pratica, per il periodo che va da luglio a novembre rischiano di delinearsi due scenari alternativi. Se entrasse in vigore la minitassa italiana, secondo l’associazione di categoria, l’Italia rischierebbe di perdere il 50% dei traffici come già sperimentato nei primi due mesi del 2026 prima del rinvio della norma con i grandi corrieri che hanno spostato i voli in altri scali Ue per poi trasferire le merci in Italia via camion. In questo scenario, secondo le stime di Confetra, lo Stato incasserebbe in totale 70 milioni di euro, di cui solo 51 milioni di per la tassa italiana. Nel secondo scenario relativo invece alla cancellazione della mini tassa italiana in attesa di quella Ue da novembre, l’Italia recupererebbe gli interi volumi di traffico, incassando comunque 38 milioni di euro dai soli dazi europei. In sostanza ballano 32 milioni di euro, che però rischiano di fare la differenza orientando volumi importanti di traffico fuori dagli hub italiani.