CAMPOSAMPIERO - La scintilla, che gli è scattata interiormente per donare il proprio sangue, è arrivata durante i primi ricoveri del figlio al centro trasfusionale di Camposampiero: vedere con i propri occhi i coetanei di Carlo, il suo adorato bimbo di tre anni e mezzo affetto da una forma severa di paralisi cerebrale infantile, stare male e avere bisogno di altre persone per sopravvivere, gli ha toccato il cuore. Ed oggi Nicolò Fagioli, 38 anni tra due mesi, residente a Sant'Andrea di Campodarsego assieme alla moglie Alessia, è un assiduo donatore di sangue che ha deciso di donare la vita per chi è "fragile".
LA SCELTA «Quando hai un figlio che è malato impari a dare un peso diverso a ogni singolo respiro, a ogni piccolo progresso - afferma Nicolò che ha cominciato a donare sangue, plasma e piastrine tre anni e mezzo fa presso il centro trasfusionale di Camposampiero e successivamente è entrato anche a far parte del direttivo di Avis Campodarsego, come tesoriere - E impari che la salute dei nostri figli non dipende solo dalle cure dei medici ma anche dalla generosità di perfetti sconosciuti. Ho capito l'importanza della donazione con l'esperienza diretta di mio figlio Carlo - prosegue - per tanti bambini in reparto o in terapia intensiva pediatrica, un gesto semplice come la donazione di sangue può fare davvero la differenza tra una giornata di sofferenza e una di speranza». IL VALORE A 34 anni il papà di Sant'Andrea ha cominciato a donare il sangue: appena può, ogni mese e mezzo, si reca all'ospedale di Camposampiero per fare il suo "dovere morale". In tutto ha già effettuato 27 donazioni e ci tiene a ricordare una cosa speciale: «Camposampiero è un centro dove dal plasma si ricava anche il siero collirio, una cura biologica speciale per gli occhi, fondamentale proprio per trattare e prevenire le patologie di cui soffre Carlo». La cosa straordinaria è che il sangue di papà Nicolò e dell'amato figlio Carlo non sono compatibili ma per Fagioli il fatto di donare ed essere utile per alleviare le sofferenze altrui è comunque qualcosa di davvero "inspiegabile". «Io dono per mio figlio e per tutti coloro che vorrebbero ma non possono farlo - aggiunge Fagioli -. Lo faccio perché il sangue è vita pura che circola, che unisce, che salva. Diventare donatore è un modo concreto, immenso e silenzioso per dire a chi sta lottando: Non sei solo'». LA PAGINA FACEBOOK Nicolò e la moglie Alessia hanno anche aperto una pagina Facebook "Il mondo di Carlo" ed Instagram in cui si possono seguire gli aggiornamenti sulla vita del loro piccolo guerriero Carlo e della loro giovane e generosa famiglia. Infine Nicolò vuole lanciare un appello a tutti per donare, in particolare ai giovani. «Io voglio dire un immenso grazie e a tutti i donatori che, ogni giorno, scelgono di donare la vita - conclude -. Se potete, donate. Aiutare gli altri donare qualcosa di sé stessi è bellissimo e gratificante: dà un senso compiuto alla propria vita. Non dimentichiamoci poi che se impariamo ad essere altruisti questo atteggiamento ci potrà ritornare: chi lo sa, infatti, se in futuro anche noi non potremo avere bisogno di sangue o di qualcos'altro?».






