di
Marco Imarisio
L’asso nella manica è la superiorità tecnologica in materia di droni: la scorsa notte è stata colpita la raffineria di petrolio russa. Mosca, scettica sugli Stati Uniti, sceglie ancora le armi
Come cambiano le cose. La prima volta fu quella indimenticabile per tutti. «Non hai le carte», disse Donald Trump a Volodymyr Zelensky il 28 febbraio di un anno fa durante un incontro alla Casa Bianca trasmesso in diretta nazionale. Non fu un vertice, ma un pestaggio programmato.
Con inclusa l’umiliazione dei commenti sarcastici sull’aspetto del presidente ucraino. «Rottura dei rapporti irreparabile», fu il giudizio di un anonimo funzionario americano, e sembrò la chiosa più appropriata. Tempi ancora più cupi di quelli odierni. L’Ucraina era in grande difficoltà, privata com’era dell’intelligence che lasciava i cieli sguarniti, mentre i media del mondo intero erano pieni di analisi sull’imminente spallata di Putin e sulla linea del fronte che rischiava di crollare da un momento all’altro.







