La Nato sta accelerando una trasformazione profonda del proprio modello di sicurezza per rispondere alla crescente pressione delle minacce ibride attribuite alla Russia. Come riportato da Politico, l’Alleanza sta sviluppando un approccio che punta a superare la gestione frammentata degli incidenti per costruire invece una capacità integrata di prevenzione e lettura complessiva delle campagne ostili.

Il punto di partenza è una constatazione espressa da James Appathurai, diplomatico e accademico canadese che oggi è assistente segretario generale aggiunto per l’Innovazione, le minacce ibride e la cyber: la campagna ibrida russa è «ampia, crescente e destinata a non fermarsi». L’Alleanza descrive un insieme eterogeneo di attività che include cyberattacchi, sabotaggi, interferenze nei sistemi di navigazione, incursioni di droni e attacchi alle infrastrutture energetiche e digitali, spesso difficili da attribuire in modo immediato ma potenzialmente riconducibili a schemi coordinati.

La risposta Nato si sta quindi spostando su un piano diverso rispetto alla tradizionale deterrenza. L’obiettivo non è soltanto reagire agli eventi, ma anticiparli attraverso una rete estesa di raccolta e analisi dei segnali. In questa logica rientra il rafforzamento delle partnership con il settore privato: aziende di cybersecurity, operatori energetici e grandi fornitori tecnologici diventano nodi attivi di un sistema informativo condiviso con le strutture militari.