Il Consiglio federale della Lega, il secondo nel giro di una settimana, slitta a data da destinarsi.
Ma nessuno a Montecitorio sembra avere voglia di parlarne.
Il passaggio è troppo delicato e l’ordine di scuderia è perentorio: bocche cucite fino a nuova convocazione.
D’altro canto non ci vuole un genio per capire il perché: non c’è ancora un accordo su come riorganizzare il partito a favore dell’ala nordista.
Anche se tutti sanno che Matteo Salvini dovrà concedere qualcosa.










