Quando nelle scorse settimane alcune proprietà legate al primo ministro britannico Sir Keir Starmer sono state colpite da attacchi incendiari, la prima domanda è stata chi c’era dietro. La risposta emersa dalle indagini britanniche porta a un modello sempre più familiare nelle operazioni di influenza russe in Europa: non necessariamente un’azione condotta direttamente dagli apparati di Mosca, ma una rete di intermediari, reclutatori online e attori disposti a trasformare tensioni sociali in strumenti di pressione politica.

Secondo un’inchiesta del Financial Times, dietro gli incendi ci sarebbe una figura conosciuta online come El Money, un coordinatore che avrebbe reclutato tramite Telegram Roman Lavrynovych, il cittadino ucraino di 22 anni condannato questa settimana per gli attacchi assieme a Stanislav Carpiuc, 27 anni, cittadino romeno nato in Ucraina. Il profilo di El Money sarebbe collegato all’ecosistema di NoName057(16), gruppo hacktivista filo-Cremlino che le autorità statunitensi hanno indicato come sostenuto dallo Stato russo. La stessa rete avrebbe promosso anche campagne di provocazione anti-islamica nel Regno Unito.

Il punto centrale non è soltanto l’eventuale catena di comando, ma il modello. Come ha spiegato l’ex direttore del National Cyber Security Centre britannico Ciaran Martin, Mosca opera sempre più spesso attraverso un ecosistema ibrido in cui apparati statali, gruppi criminali e comunità estremiste possono condividere obiettivi e strumenti, mantenendo però una distanza sufficiente a negare un coinvolgimento diretto.