I 91 anni il pianista sudafricano Abdullah Ibrahim li aveva festeggiati al Jazz at Lincoln Center di New York il 3-4 ottobre 2025. Un recital in solo ed uno con il gruppo Ekaya (= casa) con Terence Blanchard e Kenny Garrett: un grande successo. Nessuna pretesa di eternità in Ibrahim, consapevole – lo aveva detto nel ‘19 a Larry Blumenfeld per il “Wall Street Journal” – «di aver portato finalmente a termine qualcosa», avendo percorso una lunga strada. In luglio e ottobre prossimi Ibrahim era atteso, per tre piano-solo, in Germania. Non ci sarà: il 15 giugno è morto in ospedale, dopo breve malattia, a Prien am Chiemsee (Baviera), poco lontano dalla sua casa tedesca di Aschau im Chiemgau. La compagna del pianista Marina Umari (la moglie Sathima Bea Benjamin, sposata nel 1965, è morta del 2013) ha dichiarato: «Abdullah è mancato serenamente, con il Sudafrica e il suo popolo nel cuore. L’amore per il suo paese non ha mai vacillato, non importa dove si trovasse nel mondo». Il Presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, ricordandolo, ha affermato: «Le sue creazioni hanno reso omaggio al Sudafrica che ha plasmato il suo impegno politico (…) Ha arricchito le nostre vite con i suoi doni musicali e il suo coinvolgimento nel rendere il mondo un posto migliore». Non è mancato il solito ‘gigante del jazz’: è mancato un artista dagli alti ideali e dalla visionaria arte meticcia che ha riunito Africa ed Afroamerica.
Abdullah Ibrahim, il jazzman che ha spezzato le catene | il manifesto
(Visioni) I 91 anni il pianista sudafricano Abdullah Ibrahim li aveva festeggiati al Jazz at Lincoln Center di New York il 3-4 ottobre 2025. Un recital in solo ed uno con il gruppo Ekaya (= casa) con Terence Blanchard e Kenny Garrett: un grande successo. Nessuna pretesa di eternità in Ibrahim, consapevole – lo aveva detto










