L’anniversario per i 125 anni della Fiom Cgil cade proprio nell’anno nero dell’industria italiana. La produzione in calo ormai da quasi 4 anni si rispecchia nei numeri dei lavoratori in cassa integrazione e delle vertenze aperte. Quelle al ministero delle Imprese e Made in Italy sono solo l’epifenomeno della crisi. «Se l’obiettivo è non bruciare la capacità produttiva e l’occupazione, ci dovrebbe essere convergenza tra governo e opposizioni. Electrolux, Stellantis e Ilva non sono solo vertenze aziendali, in ballo c’è la dignità e la sovranità industriale dell’Italia», ha detto il segretario nazionale del sindacato dei metalmeccanici della Cgil, Michele De Palma nell’intervento di chiusura della manifestazione «La storia al lavoro. La Fiom compie 125 anni», a Livorno.
Se la vicenda Electrolux sembra avviarsi verso una soluzione positiva, non trova pace l’ex Ilva e sull’automotive le garanzie della multinazionale guidata da John Elkann non hanno convinto i sindacati. Il ministro Adolfo Urso, ieri mattina ha confermato quanto anticipato ai sindacati territoriali lunedì: il prestito ponte per salvare il settore siderurgico non sarà rinnovato. La situazione è peggiore di quella con ArcelorMittal. «Urso più che dire che non ci sono più risorse pubbliche ammetta che sono state spese male. Se non ci sono più risorse l’azienda va al collasso e licenzia», ha spiegato il segretario. L’urgenza sarebbe piuttosto, per la Fiom, quella di mettere quei fondi sulle «manutenzioni ordinarie straordinarie per mettere in sicurezza gli impianti e le persone». E la soluzione è una sola, per tutti i sindacati: «Nazionalizzare gli stabilimenti siderurgici per poter garantire la strategicità dell’acciaio».









