Le piccole e medie imprese italiane ed europee si sentono pronte ad affrontare un attacco informatico. I numeri, però, raccontano che solo una minoranza ha davvero testato la propria capacità di reagire a una violazione, mentre la maggior parte delle organizzazioni continua a confondere la fiducia con la preparazione effettiva.È un equivoco pericoloso, perché la cyber readiness – la capacità reale di un’organizzazione di prepararsi, resistere e recuperare da un attacco informatico – non si misura dalla sensazione di sicurezza percepita ma dall’efficacia delle misure messe in campo, dal patching quotidiano alla formazione del personale.Michal Jankech, Vice President of Enterprise, SMB & MSP di ESET, e Jake Moore, Global Cybersecurity Advisor di ESET, offrono due prospettive complementari per spiegare su questo scollamento. Uno parla di numeri, budget e priorità delle piccole e medie imprese, l’altro di comportamenti, abitudini e psicologia degli attaccanti.Messe insieme, le due testimonianze compongono un quadro coerente in cui la cyber readiness non coincide quasi mai con la fiducia che le PMI dichiarano di avere in se stesse e nell’efficacia delle proprie contromisure.Indice degli argomenti