L’intelligenza artificiale non ha ancora prodotto una nuova generazione di malware autonomi, ma ha reso gli attacchi esistenti più veloci, più scalabili e più difficili da distinguere da un’interazione legittima. È la lettura che tiene insieme i due studi presentati da ESET a Milano il 14 luglio, il Threat Report relativo al primo semestre 2026 e l’SMB Cyber Readiness Index 2026, l’indagine condotta dall’azienda su 4.400 responsabili IT di piccole e medie imprese, 500 dei quali in Italia.

L’IA come acceleratore, non come nuova arma

Nel periodo compreso tra dicembre 2025 e maggio 2026 i ricercatori di ESET hanno analizzato quasi 900.000 skill di IA, i piccoli componenti funzionali che indicano a un agente quali strumenti usare e a quali dati accedere, individuando decine di migliaia di istanze sospette e migliaia di istanze apertamente malevole. Il dato, ha spiegato Samuele Zaniboni, Manager of Sales Engineering di ESET Italia, racconta un cambio di passo più che di natura: l’IA non ha creato tipologie di malware inedite, ma ha accelerato quelle già note e ha abbassato la soglia di competenza necessaria per sferrare un attacco.

La novità più concreta è PromptSpy, il primo malware per Android noto che integra l’IA generativa nel proprio codice di esecuzione, usandola per riconoscere il dispositivo colpito e decidere come attaccarlo. Il resto del quadro conferma la stessa direzione. La tecnica di social engineering nota come ClickFix, che sfrutta falsi messaggi di errore per indurre l’utente a eseguire uno script, si è estesa oltre le finte richieste CAPTCHA fino a pagine di assistenza costruite con l’IA e a scenari di autenticazione cloud. La sua variante ConsentFix punta al furto dei token, abusando delle autorizzazioni OAuth per dirottare account cloud senza rubare credenziali e aggirando spesso l’autenticazione a più fattori, con rilevamenti più che raddoppiati tra la seconda metà del 2025 e la prima del 2026. Cresce anche il phishing tramite codici QR, il cosiddetto quishing, che ha toccato livelli record e ha riguardato circa l’11% delle e-mail di phishing del semestre.