Genova – “Una condotta caratterizzata da inopinata violenza ai danni di un giovane neppure conosciuto, con il quale aveva avuto un diverbio la stessa sera, evidenzia un rilevante grado di pericolosità sociale”. E ancora: “L’investitore è un ragazzo giovane con una rete di amici con cui esce e fa uso di alcolici, e ciò alimenta in lui il discontrollo degli impulsi”. Sono severissime le motivazioni con cui il giudice per le indagini preliminari Maria Antonia Di Lazzaro ha convalidato l’arresto di Vincenzo Rametta, l’operaio di 30 anni accusato di aver investito volontariamente, venerdì notte in corso Italia, Edoardo Corrieri, il genovese di 29 anni morto dopo quarantotto ore di agonia al pronto soccorso dell’ospedale San Martino. Il giudice, nel provvedimento, sottolinea tutta “la volontarietà dell’investimento verso una vittima inerme” ed evidenzia “un elevato grado di pericolosità sociale”. Tuttavia, alla fine del dispositivo, dispone per Rametta non il carcere ma gli arresti domiciliari con l'obbligo del braccialetto elettronico e il divieto assoluto di comunicazione. Una scelta – è bene precisarlo – motivata da alcuni elementi precisi. Quando è stato convalidato l’arresto ed emessa l’ordinanza di custodia cautelare, Edoardo Corrieri era ancora in vita, ricoverato in condizioni disperate al Policlinico San Martino. E dunque il reato per cui si procedeva era tentato omicidio, e non omicidio volontario aggravato come è oggi.