di
Paola D'Amico
Dal più grande (l’Antartide) al più piccolo (il deserto di Carcross in Canada), ecco i luoghi dove la vita richiede incredibili strategie di adattamento. La Giornata contro la desertificazione e la siccità invita a riflettere sui temi di degrado, sovrasfruttamento dei terreni e urbanizzazione
Il 17 giugno ricorre la Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità. Un invito a riflettere alle conseguenze che le attività umane possono avere sui territori che non sono desertici ma potrebbero inaridirsi. Le aree desertiche avanzano in tutto il mondo e si degradano a ritmo impressionante a causa dell’eccessivo sfruttamento: dall’agricoltura intensiva al pascolo, dalla deforestazione e urbanizzazione, che impoveriscono ed erodono il suolo, che si sommano a fattori naturali: lunghi periodi di siccità, aumento delle temperature e scarse precipitazioni. Un fenomeno che riguarda da vicino il vecchio continente e l’Italia.
Come precisa anche Legambiente, «la regione mediterranea è da tempo investita dal fenomeno, e anche la Pianura Padana non può dirsi al sicuro, A scomparire, per effetto dell’aumento di temperatura, non sono solo i ghiacciai delle altissime quote, ma anche gli accumuli stagionali di neve che approvvigionavano le acque i laghi e i fiumi. Dobbiamo adattarci a una nuova normalità: temperature più elevate e minori disponibilità idriche estive impongono cambiamenti all’agricoltura della Pianura Padana», dice Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. «Si tratta di mettere in campo buone pratiche - aggiunge -, attingendo anche a metodi tradizionali, che permettano di sviluppare un’agricoltura meno esigente in termini di apporti idrici, ma più capace di produrre ed esportare la qualità delle proprie produzioni». Le riserve della montagna alpina sono in esaurimento: secondo l’ultimo aggiornamento fornito da Arpa Lombardia mancano i due terzi dei volumi idrici normalmente associati alle coperture nevose.








