La rete di 23 sospettati secondo l'Fbi dietro il tentativo di colpire la Casa Bianca per l'ottantesimo compleanno del presidente americano. E il suo vice Vance dà la colpa ai «toni troppo alti»

L’Fbi ha bloccato un presunto attentato che avrebbe dovuto colpire la Casa Bianca lo scorso 14 giugno, durante l’incontro di arti marziali miste «Ufc America 250» allestito nel giardino della residenza presidenziale per celebrare gli 80 anni di Donald Trump. A darne notizia su X è stato il direttore dell’agenzia, Kash Patel, che ha parlato di una minaccia individuata già il 10 giugno grazie al lavoro congiunto con il Dipartimento di Giustizia e le forze federali. «Grazie alla rapida azione dell’Fbi e dei nostri partner, diverse persone sono ora in custodia e il presunto piano di attacco è stato sventato», ha scritto Patel.

Cinque arresti tra Ohio, Missouri e California: la rete dei 23 sospetti

Stando a quanto ricostruito da Fox News e ripreso da Corriere della Sera e Repubblica, gli arresti sono stati cinque, mentre gli inquirenti hanno mappato una rete di 23 sospetti coinvolti nella pianificazione. Il primo fermo è scattato a Cincinnati, in Ohio, altri provvedimenti hanno riguardato persone tra Missouri e California, secondo quanto appreso dall’Ap, e nei giorni precedenti alcuni dei presunti complici si erano trasferiti a Fredericksburg, in Virginia, per definire la logistica. Le tracce sono emerse da conversazioni intercettate su Signal, la piattaforma di messaggistica criptata, dove sono state individuate almeno 23 utenze attive nella preparazione dell’attacco. Tra gli obiettivi, stando alle chat, figuravano «élite capitaliste», «miliardari» e politici, in particolare, riporta Repubblica, quelli finanziati dall’American Israel Public Affairs Committee.