La fase dei test sull’intelligenza artificiale sta lasciando spazio ai carichi di lavoro in produzione, e con questo passaggio cambia anche la scelta dell’infrastruttura. Il punto centrale del report “Private Cloud Outlook 2026: The AI Tipping Point”, pubblicato da Broadcom a giugno 2026, è netto: per molte aziende il cloud privato sta diventando la sede preferita per l’inferenza AI, cioè per l’esecuzione quotidiana dei modelli dentro applicazioni, processi e servizi aziendali. Lo studio si basa su un sondaggio condotto fra 1.800 responsabili IT senior in America, Europa e Asia-Pacifico, realizzato fra l’11 febbraio e il 13 marzo 2026 in collaborazione con Radius Tech.Il dato più citato è anche il più politico, oltre che tecnico: il 56% delle organizzazioni interpellate usa o prevede di usare il cloud privato per l’inferenza AI in produzione, mentre l’uso del cloud pubblico per lo stesso scopo è sceso al 41%, con un calo di 15 punti percentuali in un anno. Nel report Broadcom questa inversione viene letta come l’effetto combinato di tre fattori: costi, complessità e controllo.Per un gruppo come Broadcom, che dopo l’acquisizione di VMware presidia anche il software infrastrutturale, il messaggio ha un interesse industriale evidente. Ma i numeri riportati nel documento toccano un nodo reale del mercato: l’AI generativa costa molto quando passa dai prototipi all’operatività stabile, richiede governance più severa e si scontra con vincoli normativi e geopolitici che negli ultimi due anni si sono irrigiditi.Indice degli argomenti:
Broadcom: AI e cloud privato, perché le imprese lasciano il pubblico - AI4Business
Il report Broadcom 2026 mostra il sorpasso del cloud privato per l’AI: pesano costi, sicurezza, sovranità dei dati e regole UE










