Da Putin a Lavrov e Peskov fino all'ultimo e inutile burocrate di Mosca, il ritornello è sempre lo stesso, in quel mix di retorica e propaganda stucchevole sino a sfiorare il ridicolo
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Nella retorica dialettica russa da anni viene propinato il concetto che nessuno deve azzardarsi a superare le autoproclamate linee rosse di Mosca. Un'ulteriore espansione della Nato a Est, ogni ipotesi di ingresso dell'Ucraina nell'Alleanza ma anche il convinto supporto militare occidentale a Kiev e, sia mai, la fornitura di armi a lungo raggio. Tutti limiti che l'Occidente brutto, cattivo e minaccioso non deve superare. Da Putin a Lavrov e Peskov fino all'ultimo e inutile burocrate di Mosca, il ritornello è sempre lo stesso, in quel mix di retorica e propaganda stucchevole sino a sfiorare il ridicolo. Ma da un Paese autoritario e illiberale è difficile aspettarsi qualcosa di diverso. Di contro però, quante linee rosse potrà ancora superare impunemente la Russia prima che l'Occidente, ignavo e inerte più che cattivo e minaccioso, intervenga veramente? Anche volendo tralasciare gli omicidi politici, gli oppositori fatti sparire e i critici volati da una finestra o avvelenati da un the al polonio, negli ultimi quattro anni quel che ha fatto la Russia in Ucraina è un abominevole manifesto di disumanità e barbarie. Massacri di civili. Fosse comuni. Rastrellamenti. Bombe su anziani e ospedali pediatrici. Deportazione di bambini. Un campionario di atrocità che almeno in Europa sembravano solo un tragico ricordo del passato. E ieri anche l'attacco contro la Cattedrale della Dormizione, simbolo del cristianesimo in Ucraina e patrimonio mondiale dell'Unesco. Non sono forse queste linee rosse inaccettabilmente e impunemente superate? Il dialogo, per forza, anche con Mosca, è l'unica strada percorribile per la fine del conflitto. E non certo perché i nostri pacifinti da divano si scandalizzano se un popolo invaso non si arrende all'invasore e chiede aiuto per difendersi. Ma quando si dialoga bisogna aver ben presente chi si ha di fronte.








