Scelta Torpignattara non casuale, bisogno è reale e tangibile
Roma, 16 giu. (askanews) – Un milione e mezzo di persone vive intorno al Grande Raccordo Anulare di Roma, eppure per molte di loro accedere a un servizio basilare come una consulenza legale, una pratica previdenziale o un semplice elettrocardiogramma significa affrontare ore di spostamenti in una città dove la rete dei trasporti resta tra le più carenti d’Europa rispetto alla sua estensione. Il divario tra centro e periferia nella Capitale non è solo una questione urbanistica: nel VI Municipio il reddito medio pro capite non supera i 18.000 euro annui, mentre nel II Municipio arriva a 43.000 euro, una forbice che racconta due città diverse conviventi sotto lo stesso nome.
È in questo contesto che a Torpignattara, quartiere del quadrante est di Roma considerato il più multietnico della capitale, ha aperto un centro servizi che riunisce sotto un unico tetto CAF, patronato, avvocato, notaio, commercialista, consulente del lavoro, medico legale e psicologa. Il progetto, denominato Civic Hub, è stato ideato da Gady Funaro, coordinatore romano della Confederazione AEPI (Associazione Europea Professionisti e Imprese), che ha scelto deliberatamente la periferia come luogo in cui radicare l’iniziativa. Mi sono trovato davanti persone malate oncologiche che non avevano mai presentato una richiesta per la 104 semplicemente perché nessuno gliel’aveva spiegato , racconta Funaro. Non è ignoranza nel senso dispregiativo del termine, è che in questi quartieri manca qualcuno che ti prende per mano e ti dice quali sono i tuoi diritti .







