Milano, 16 giu. (askanews) – Tutti assolti “perché il fatto non costituisce reato”: si è chiuso così il processo a carico 8 imputati accusati di abusi edilizi e lottizzazione abusiva nella realizzazione della Torre Milano di via Stresa. La sentenza, emessa dal giudice Paola Braggion della Settima Sezione Penale del Tribunale di Milano, costituisce il primo verdetto nell’ambito della maxi inchiesta della Procura sull’urbanistica nel capoluogo lombardo.
Gli imputati del processo sulla Torre Milano sono stati assolti perché agirono in buona fede, in un contesto di norme non chiare e seguendo una procedura che per anni era stata considerata legittima dagli uffici comunali. A chiarirlo è il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, in una nota diramata dopo la prima sentenza nell’ambito delle inchieste sull’urbanistica del capoluogo lombardo.
E’ il caso giudiziario sulla Torre Milano, un grattacielo residenziale realizzato in via Stresa attraverso una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), procedura che secondo la Procura non sarebbe stata sufficiente per un intervento di quelle dimensioni. I pubblici ministeri avevano così chiesto otto condanne per abusivismo edilizio e lottizzazione abusiva, oltre alla confisca dell’edificio. Oggi la giudice Paola Braggion ha però assolto tutti gli imputati (ex dirigenti comunali, progettisti e costruttori) “perché il fatto non costituisce reato”. “Per tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo”, sottolinea il presidente del Tribunale di Milano. Sul piano pratico, significa che al momento in cui furono assunte le decisioni contestate dalla procura non esisteva un orientamento chiaro e consolidato sulla corretta interpretazione delle norme urbanistiche applicabili al caso. Nella nota, Roia










