La Banca Centrale segnala un forte calo dei tassi di immigrazione. Ma avverte anche che la spesa pubblica sta superando i limiti imposti dall'UE. E l'occupazione potrebbe risentirne a breve

In Portogallo l’immigrazione è in calo. E gli immigrati già residenti stanno andando via. Cioè è in atto quella che nei partiti di estrema destra europei viene definita remigrazione. Secondo i calcoli della Banca centrale portoghese (BdP) effettuati sulla base dei dati della Previdenza sociale il numero di ingressi netti è passato da 13.200 persone al mese nel corso del 2024 a 6.200 nel 2025, ovvero meno della metà. I numeri rispecchiano la combinazione di un minor numero di arrivi e di un maggior numero di partenze di cittadini stranieri.

Dopo un periodo compreso tra il 2016 e il 2023 (con l’eccezione significativa del periodo della pandemia) in cui il saldo migratorio era aumentato notevolmente, raggiungendo quote mensili superiori a 20.000 ingressi, a partire dalla metà del 2024 si è registrata un’improvvisa inversione di tendenza. Causata dall’adozione di politiche di accoglienza più restrittive da parte del governo del conservatore Luís Montenegro. Ma nel suo rapporto la Banca del Portogallo mette in guardia dagli effetti che ciò potrebbe avere sul ritmo di crescita dell’occupazione e sulla disponibilità di risorse nel mercato del lavoro del Paese.