L’Europa ha un disperato bisogno di lavoratori, ma allo stesso tempo è determinata a limitare i nuovi arrivi, mentre il Patto su migrazione e asilo entra pienamente in vigore a partire dal 12 giugno. Questa contraddizione è al centro di uno dei dibattiti politicamente più sensibili del continente e diventa sempre più difficile da ignorare.

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Con la disoccupazione ai minimi storici e i tassi di occupazione ai massimi, i mercati del lavoro dell'Ue sono allo stremo. Carenze strutturali colpiscono sanità, edilizia, agricoltura, trasporti e tecnologia. La causa non è un mistero: l’Europa invecchia rapidamente. Nel 2022 circa il 22% della popolazione dell'Ue aveva 65 anni o più. La quota in età lavorativa si sta riducendo, soprattutto in Germania, in Italia e nell’Europa centrale e orientale.

Il 1 giugno i co-legislatori europei hanno concordato la creazione di nuovi “centri di rimpatrio” fuori dai confini europei per trattenere i migranti senza permesso di soggiorno. Inoltre, il Patto su migrazione e asilo - la riforma più ampia della normativa europea in materia di migrazione degli ultimi decenni - si basa su controlli più severi, rimpatri più rapidi e frontiere più rigide.

"Senza migranti finiremo per diventare un continente morto"