Bastogi è uno dei luoghi in cui Roma misura la propria credibilità. Non possiamo parlare di rigenerazione urbana, coesione sociale o diritto alla casa se poi un intero quartiere resta per decenni in una condizione di provvisorietà permanente», ha affermato Maristella Urru, consigliera del Municipio XIII. Lo scorso 23 maggio il quartiere Bastogi, nel quadrante Ovest di Roma, è sceso in strada per affermare che la periferia «non è un vuoto urbano da riempire secondo interessi esterni, ma una comunità viva». Dall’ultimo corteo il quartiere ha continuato a organizzarsi e a rafforzare le alleanze con le altre periferie romane con lo scopo di raccontare la verità su quello che succede dentro e fuori i palazzi. Il complesso del tredicesimo Municipio nasce come Caat ovvero “Centro di assistenza alloggiativa temporanea”, temporaneo dal 1992. Ciò che doveva essere una risposta provvisoria all’emergenza abitativa è diventata, nei fatti, la casa stabile di migliaia di persone. Una situazione sospesa dal punto di vista giuridico, urbanistico e politico. Il complesso non è infatti riconosciuto come edilizia residenziale pubblica, gestito come quartiere o trattato con la continuità amministrativa che si deve a un luogo abitato. Il focus ora è sull’incontro del 15 giugno sulla proposta dell’amministrazione di abbattere 4 palazzine su 6, privatizzando le nuove e lasciandone due in «memoria del quartiere».I residenti denunciano condizioni degradanti e invivibili: palazzine con appartamenti minuscoli, sovraffollati, segnati da muffa, infiltrazioni, e impianti fragili e a rischio. In alcuni casi, anche l’accesso all’acqua non è scontato. Negli anni si sono verificati incendi e diverse situazioni di pericolo. Dopo che un incendio ha colpito una palazzina a marzo 2024, le associazioni locali si sono occupate direttamente della bonifica delle pareti e della ricostruzione di alcune finestre nell’androne. «Bastogi non chiede carità, chiede diritti. Per anni l’amministrazione capitolina e il Municipio hanno promesso, annunciato, rinviato», ha affermato Alisèe che a Bastogi si occupa dello sportello per la casa dal 2022.È un quartiere vivo, che non si piega: esistono presìdi sociali, reti di solidarietà e spazi di dignità. Alcuni esempi sono associazioni come “Aurelio in Comune”, attraverso il progetto “Santa Maradona”, così come realtà come “Nonna Roma” e “Periferia Capitale” che negli anni hanno creato uno sportello sanitario, uno per la casa, un social market, una squadra di calcio e diverse attività di ascolto e sostegno. «Sono ovviamente interventi che non sostituiscono il dovere pubblico, ma dimostrano che Bastogi è un luogo pieno di energie sociali che chiedono di non essere lasciate sole», ha spiegato Alisèe.Negli ultimi mesi finalmente qualcosa si è mosso. La mozione approvata in Municipio ha indicato alcuni passaggi fondamentali tra cui l’apertura di un tavolo permanente tra istituzioni, associazioni e residenti e la regolarizzazione delle famiglie. Sono punti politici e amministrativi decisivi. Sulla questione, Alberto Campailla, presidente di Nonna Roma ha detto: «Nessuna decisione su Bastogi può essere presa senza Bastogi. La riqualificazione non può diventare l’ennesima operazione calata dall’alto. Deve essere un percorso pubblico, trasparente, partecipato, capace di garantire casa, servizi e dignità a chi vive lì». Il sogno? Le periferie al centro del margine.
Per riqualificare le periferie serve ascoltare
L’esperienza di Bastogi, a Roma: la rigenerazione passa per il confronto rivendicato dai cittadini







