Chi chiede una storia a ChatGPT o Claude potrebbe ritrovarsi davanto allo stesso protagonista, che in genere di mestiere fa il guardiano del faro, il bibliotecario o l'orologiaio: gli studiosi credono di aver capito perché l’intelligenza artificiale usa sempre lo stesso personaggio

Se negli ultimi sei mesi avete letto una storia con un protagonista di nome Elias che fa il guardiano del faro, l’orologiaio o il bibliotecario, è quasi una garanzia che quella storia sia stata scritta dall’intelligenza artificiale. È stato l’ingegnere del software Daniel May ad accorgersene per primo verso la fine del 2025: i tre chatbot più usati al mondo (ChatGPT di OpenAI, Claude di Anthropic e Grok di X) tendono tutti a creare storie con protagonista un certo Elias Thorne che ha sempre lo stesso lavoro e si imbarca in qualche avventura poco originale. I modelli sono così ossessionati con questo nome che tendono a inserirlo anche quando gli viene chiesto di creare delle fake news. Ora gli studiosi dei “comportamenti” dell’AI potrebbero aver capito cosa avrebbe portato modelli concorrenti verso lo stesso schema di risposte.

I modelli sono “imparentati tra loro”

La parte più semplice da decifrare nel mistero di Elis Thorne è il perché i prodotti di tre aziende rivali si sono ossessionati sullo stesso set di dati e risposte. Sil Hamilton e David Mimno, due ricercatori della Cornell University, hanno da poco pubblicato un paper che riassume i risultati del loro studio sul comportamento dei tre modelli e risulta evidente il fatto che ChatGPT, Claude e Grok sono “imparentati tra loro”.