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Daniele Sparisci, inviato a Montmelò
I segreti della vittoria di Barcellona: ha chiesto e ottenuto più carico al posteriore, alla base della sua forza. La Ferrari gli ha dato una macchina competitiva e più adatta alle sue caratteristiche
Le prime immagini felici del matrimonio del secolo Hamilton-Ferrari hanno fatto il giro del mondo, «God Save the King». Questione di tocco, di cambiamenti umani e tecnici, di regolamento, di una squadra che finalmente gli ha dato una macchina competitiva. C’è un passaggio clou nel Gp di Catalogna, che conta ancora più del risultato, segna il ritorno del campione Lewis. Dialogo con l’ingegnere di pista Carlo Santi, dopo il secondo pit-stop: «I prossimi 7 giri sono la tua gara, abbiamo una chance. Dammi tutto». In sequenza il britannico ha stampato crono straordinari, in Mercedes li chiamava Hammer-time e, un anno fa appena sbarcato a Maranello diceva che lo avrebbe tradotto in italiano. Non aveva dovuto cercare nel dizionario, più che martellate erano state carezze le sue. Fino a domenica, quando la macchina del tempo si è messa in moto.
A 41 anni Hamilton continua a sperimentare nuovi metodi di preparazione dopo che 12 mesi era stato rallentato da un infortunio muscolare. In inverno si era isolato allenandosi nella neve in Colorado, dove possiede un ranch, con familiari e amici, quelli che — ha ricordato dopo il trionfo in Spagna — «non hanno mai dubitato di me». Serenità e la relazione con Kim Kardashian aiutano, ma non bastano a rendere una monoposto più veloce. Le prestazioni al Montmelò hanno stupito gli stessi uomini del Cavallino, gli aggiornamenti hanno funzionato oltre le previsioni, probabilmente amplificati da condizioni particolari, il grande caldo (asfalto oltre i 50 gradi). Non è una sorpresa invece che Lewis sarebbe cresciuto, lo aspettavano da 17 mesi. Una vittoria e due secondi posti nelle ultime tre gare. Insisteva per avere una Ferrari con il suo dna, ma la verità è che non hanno costruito una macchina su misura per lui né per Leclerc, ora vittima di ansia da prestazione di fronte alla rinascita del compagno (gli era già capitato con Sainz) e affondato a Barcellona dalla rottura dell’idroguida. Lewis si è adattato meglio del monegasco.











