I ghiacci del Mare di Weddell hanno interrotto il viaggio di Ernest Shackleton ad appena 80 miglia dal continente antartico, intrappolando per 10 mesi la sua ammiraglia, l’Endurance, prima di distruggerla definitivamente il 21 novembre del 1915. Le stesse acque ghiacciate che hanno portato alla sua fine l’hanno però protetta per oltre un secolo, tenendola al sicuro dall’azione degli organismi marini e dalle attenzioni degli esseri umani. Almeno fino ad oggi: dopo la riscoperta del relitto avvenuta nel 2022, ora gli esperti dello UK Antarctic Heritage Trust temono che gli effetti dei cambiamenti climatici e il possibile sovra-sfruttamento del sito da parte di vascelli turistici e di ricerca potrebbero esporre lo scafo dell’Endurance a nuovi e inediti pericoli. Per questo, è partita la proposta di istituire la prima area sottomarina protetta della regione antartica, un piano che ha già incassato un primo importante via libera internazionale, e che potrebbe vedere la luce già a settembre.L'assedio delle nuove specieFino a oggi, le temperature prossime allo zero dell'Oceano Antartico hanno mantenuto intatto il legno dello scafo dell’Endurance, che giace adagiato a poco più di tre chilometri di profondità sul fondale del Mare di Weddell. A quelle latitudini e profondità non esistono infatti organismi capaci di digerire il legname, una condizione eccezionale che ha permesso alla struttura di conservarsi pressoché intatta per oltre un secolo. Le cose però stanno cambiando rapidamente: le immagini scattate nel 2022 dalla spedizione Endurance22 hanno infatti rivelato la presenza di alcuni crostacei del genere Munidopsis, noti per essere organismi xilofagi, capaci cioè di nutrirsi del legno.Non è chiaro se i crostacei siano una nuova specie, adattatasi per resistere alle rigide temperature antartiche, o se si tratti invece di animali provenienti da altre aree oceaniche. Il timore dei biologi è che i cambiamenti climatici, il riscaldamento delle acque e le variazioni nelle correnti stiano portando specie aliene a colonizzare le acque del Mare di Weddell, mettendo a rischio la conservazione del relitto nei prossimi decenni.Il turismo abissaleNon è solo l’arrivo di specie aliene a rappresentare un pericolo per il relitto dell’Endurance. Negli ultimi dieci anni la copertura stagionale dei ghiacci nella regione ha subito una contrazione netta, facilitando il passaggio delle imbarcazioni. L’accessibilità del sito è destinata ad aumentare ancora nei prossimi anni, e l’attrattiva dei relitti storici, unita allo sviluppo tecnologico dei mezzi sottomarini privati e commerciali, rende concreta la prospettiva di future spedizioni non autorizzate nel perimetro dell’Endurance.Per questo motivo, lo Uk Antarctic Heritage Trust (Ukaht), l'ente incaricato dal governo britannico di gestire il sito, ritiene che sia importante muoversi per tempo per garantire l’incolumità del relitto. La proposta di istituire un’area speciale protetta ha superato una prima barriera diplomatica lo scorso maggio a Hiroshima, in Giappone, durante il meeting consultivo dei paesi firmatari del Trattato Antartico, dove la proposta è stata accolta senza obiezioni. Il passaggio decisivo avverrà tuttavia a settembre, quando il piano sarà sottoposto al vaglio della Commission for the Conservation of Antarctic Marine Living Resources (Ccamlr).L'organismo internazionale, composto da 27 stati membri tra cui figurano anche Cina e Russia, ha affrontato in passato periodi di forte stallo geopolitico proprio sulla creazione di nuove riserve marine. Le discussioni preliminari degli ultimi tre anni lasciano comunque sperare i promotori in un esito positivo: l'obiettivo è garantire che il relitto rimanga protetto dalle alterazioni umane e dal riscaldamento globale, preservando un ecosistema profondo che, in caso di danni strutturali, impiegherebbe decenni a riprendersi.