La Goletta Verde di Legambiente ha fatto tappa in Friuli Venezia Giulia accendendo i riflettori sullo stato di salute del Mar Adriatico, un mare sempre più caldo, impoverito dal sovrasfruttamento delle risorse ittiche e sottoposto a pressioni crescenti sugli ecosistemi marini e costieri.

Nel porto di Grado, insieme ai ricercatori dell’Università di Udine, la campagna ambientalista ha portato in acqua un drone marino per monitorare alcune aree di fondale ricche di vegetazione, in particolare le praterie sommerse di Cymodocea nodosa. Si tratta di fanerogame marine molto diffuse nell’Alto Adriatico, fondamentali per gli habitat costieri, ma sempre più vulnerabili alla crisi climatica, alla perdita di habitat e alle trasformazioni degli ambienti lagunari.

La dimostrazione ha permesso di rilevare una popolazione di Cymodocea nodosa in espansione e in buone condizioni ecologiche. Un segnale apparentemente positivo, che tuttavia va letto con cautela: la diffusione delle fanerogame si inserisce infatti in un processo più ampio di marinizzazione della laguna e di cambiamento ecologico legato alla crisi climatica e alle trasformazioni globali, che richiede monitoraggi costanti.

Il drone utilizzato rientra tra le tecnologie sviluppate nell’ambito del progetto di cooperazione territoriale Interreg Italia-Croazia Brigantine, dedicato al monitoraggio ambientale e alla conservazione della biodiversità marina, di cui l’Università di Udine è partner insieme ad altri enti di ricerca. Nel corso della mattinata sono state impiegate anche imbarcazioni autonome di superficie, Asv, strumenti capaci di raccogliere dati ambientali in modo efficiente e sostenibile, con il supporto di UniUd Sailing Lab, la barca laboratorio dell’ateneo friulano.