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Novecento passi, qualcuno in meno, oltre quelli delle traverse che cingono via delle Medaglie d’Oro. Non è un perimetro enorme ma ormai diversi anni è diventato il Bronx della città. L’ultimo fenomeno violento si è verificato sabato pomeriggio intorno alle 16, a pochi passi dal parco delle “Radio Libere”, quando un uomo asiatico ha avuto la peggio, riportato una ferita ampia e profonda nella regione temporale. Sul posto sono intervenuti un’auto medica, un’ambulanza, carabinieri e polizia. Questi ultimi poco dopo, in una delle vie limitrofe, hanno individuato il presunto aggressore. Ma i casi si ripetono copiosi. I più eclatanti negli ultimi mesi raccontano di una donna alla quale sono stati strappati i lobi nel tentativo di portarle via gli orecchini e un’altra scaraventata a terra insieme a un bambino da un borseggiatore. Episodi che chi vive nel quartiere conosce, condivide e ripete chiacchierando durante la pausa per un caffè oppure l’acquisto della frutta. Si respira un clima di paura e un comune denominatore valido per tutti: restituire dignità e sicurezza al rione. Non è semplice malgrado l’impegno costante dei Comitati “Via delle Medaglie d’oro” e “Piazzale delle Autolinee”, che da un po’ si sono fuse per rendere più pronunciato l’eco della propria voce, e la resistenza di alcuni commercianti cosentini, ormai diventati la “minoranza”. Il Bronx in città è circa un chilometro in linea d’area, in cui il rapporto tra esercizi di italiani e stranieri è ormai quasi di 1:2. Nel quartiere più multietnico la convivenza non è ancora facile. Nel brusìo di sottofondo si registrano lingue diverse, hindi, urdu, telugu, bengalese, tamil, mandarino e wolof. Dialetto cosentino e italiano sono meno frequenti.