Sullo sfondo, l’ingresso del Centro diagnostico Blandini a Pesaro, e, nel riquadro, il procuratore e direttore generale del centro stesso, l’avvocato Franesco Ferraridi Antonella Marchionni
"Tagliati due terzi del budget, così i pazienti finiscono per pagare o migrare". Chi ha un’impegnativa in mano e deve fare una tac, una risonanza o un’ecografia potrebbe scoprire che da Blandini non c’è più posto come prima, perché i soldi pubblici destinati agli esami in convenzione sono stati tagliati e redistribuiti tra più centri. È questa la protesta della Diagnostica Blandini: la sanità ha allargato il numero delle strutture convenzionate, "ma senza aumentare abbastanza le risorse". Così, secondo il centro pesarese, a rimetterci rischiano di essere i pazienti, soprattutto anziani, fragili, oncologici o persone costrette a controlli periodici. Chi prima prenotava vicino casa, oggi può sentirsi dire di aspettare, andare altrove o pagare.
Il caso nasce dalla determina dell’Ast Pesaro-Urbino del 29 gennaio, arrivata dopo la decisione del Tar sul ricorso di Radiomagnetic contro il vecchio sistema. Prima la diagnostica convenzionata era concentrata soprattutto su Blandini e Santini; ora viene distribuita tra sette strutture. Ma Francesco Ferrari, procuratore e direttore generale di Diagnostica Blandini, che fino al 29 gennaio scorso era (insieme a Santini) sostanzialmente l’unico a spartire la torta dei fondi pubblici convenzionati, contesta questo cambiamento e ha pubblicato un duro attacco social. "La torta non è stata aumentata abbastanza – ci spiega al telefono -. È stata solo divisa in più fette".






