Via l'effetto suolo che dal '22 al '25 l'aveva mandato in crisi, si è inchinato al simulatore, il team l' ha seguito e... la Kardashian
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Lewis Hamilton ci ha messo un po', ma alla fine si è ricordato chi fosse. Non gli bastava leggere la frase che ha tatuata sulla schiena, quello Still I Rise che pure lo aveva guidato per tutta a vita. Per rialzarsi, aveva bisogno di altro. Di qualcosa che lo trascinasse fuori dal buco nero dove era sprofondato poco meno di un anno fa in Ungheria quando aveva detto che la Scuderia avrebbe fatto meglio a cercarsi un altro pilota. Aveva bisogno di ritrovare la fiducia. In se stesso, nella macchina, nella squadra.Un anno fa quando ha cominciato a mandare dossier qualcuno ha storto il naso. Qualcun altro evidentemente gli ha dato retta e ha seguito le sue indicazioni. Una mano importante gliel'ha data il nuovo regolamento che ha rottamato le auto con effetto suolo che dal 2022 al 2025 lo hanno visto sempre in sofferenza (ha vinto solo 2 gare in quattro stagioni). "Mi ero detto, accidenti, forse è vero che quando arrivi a una certa età perdi qualcosa", ha ammesso di aver pensato. Quando ha cominciato a lavorare sul simulatore della SF-26, anche se lui non ha mai amato quel lavoro, ha capito che qualcosa stava cambiando. Ha riacquistato fiducia, ha cominciato a dare indicazioni al team, ha visto che la squadra lo seguiva anche quando ha deciso di mandare in crisi il rapporto con un partner storico come Brembo, scegliendo dischi differenti. Si è calato nella realtà Ferrari con uno spirito differente e la squadra stessa ha cominciato a capire i suoi metodi.












