Pubblichiamo integralmente questa lettera di una nostra lettrice, Marilisa Peruch, sulla storia della signora Clara nel suo salone di parrucchiereCONEGLIANO - «Clara è stata la prima cliente ad entrare nel mio salone, nel centro storico di Conegliano, il 4 settembre 1979. Oggi Clara ha 95 anni ed è sempre bionda. Quel biondo luminoso è il suo marchio di fabbrica, la sua promessa di non arrendersi all'età malgrado il passo un po' incerto. Da due mesi via XX settembre, sventrata dai lavori in corso, è un Grand Canyon di fango e voragini, ma Clara non salta l'appuntamento settimanale con la bellezza, nonostante raggiungermi sia diventata per lei un'impresa titanica.

È la terza volta in 47 anni che vedo la via a soqquadro per la sostituzione di pavè e condutture, ma l'operosità che si respira sulla strada in questi giorni è davvero fuori del comune. Le persone impegnate nel cantiere sembrano uscite da un trattato di efficienza: operative già poco dopo le sette, quando buona parte della città sonnecchia ancora, non sostano nemmeno per una sigaretta, e la pausa pranzo non oltrepassa la mezz'ora. L'eco delle loro voci evoca una Babele contemporanea: parlano un italiano con cadenze ed accenti che viaggiano fluidi tra i ritmi dell'Oriente e i respiri del Baltico. Il lavoro ferve fino alle 16.30, ma il ritmo del parlato cambia gradualmente, uguagliando a fine turno l'affanno di un maratoneta attempato che vede il traguardo, ma teme di non arrivarci vivo. Martedì scorso un diluvio improvviso ha trasformato la luce del mattino in una buia foschia serale, ma sotto quel muro d'acqua non ho sentito spegnersi un solo macchinario. Loro erano lì imperterriti nel fango, a sfidare gli elementi senza cedere, custodi di una forza interiore che pochi giorni dopo è sembrata emergere direttamente dal cuore.Venerdì Clara sarebbe arrivata alle 9, ma le sue gambe stanche non le avrebbero permesso di evitare i crateri percorrendo la deviazione indicata. Ho chiesto perciò ad un operatore se fosse possibile permetterle di costeggiare il cantiere. La risposta? Straordinaria. Con l'immediata precisione di un chirurgo ha azionato lo scavatore, e in una sola manovra ha colmato la voragine principale a tempo di record. Quindi, scorgendo Clara spuntare in fondo alla via è balzato a terra e, usando il peso del suo corpo e la forza dei suoi scarponi, si è trasformato in rullo compressore umano. Calpestando energicamente il terreno smosso, ha spianato le ultime asperità creando un percorso agevole, vigilando sui suoi passi con la delicatezza dovuta ad una madre. Tra il frastuono dei macchinari e gli sbuffi di terra, ho visto un uomo gigante, coperto di polvere e fatica, mettere la sua forza al servizio della fragilità, saltellando sul fango per stendere un tappeto invisibile ad una signora di 95 anni, permettendole un cammino sicuro verso il suo biondo.L'immediata e spontanea sensibilità di persone che lavorano duramente mi ha emozionata: ho assistito all'abbraccio invisibile tra due mondi. Un giovane operaio venuto da lontano ha fermato il cantiere per fare spazio a un diritto che non ha età: quello di una donna nata nel secolo scorso che esce fiera di casa per farsi bella, nonostante tutte le voragini della Terra. Ho capito che quella Babele di lingue straniere condivide lo stesso identico vocabolario: la lingua universale del rispetto, della fatica e di una gentilezza così immensa da colmare ogni vuoto per difendere la vanità e la dignità di una donna».Operaio Electrolux licenziato in tronco, scatta il ricorso: «Atto punitivo da parte dell'azienda»