Il viaggio in Spagna conferma Leone XIV come protagonista di statura internazionale. E’ come se fosse uscito definitivamente dal suo guscio. Retrospettivamente i mesi di pontificato del 2025 – condizionati dagli appuntamenti del Giubileo – possono essere considerati una sorta di rodaggio. Molti fedeli di varie nazioni dicevano spesso “a me questo papa piace, ma non si sente”, esprimendo il bisogno di una presenza più forte.

Nello scontro con il presidente Trump il papa delle Americhe ha fatto sentire la sua voce e ora dopo il tour spagnolo nessuno può fingere di ignorare la rotta su cui Leone spinge la Chiesa. Con parole chiare ha fissato i cardini del dibattito: pace e multilateralismo, rifiuto della corsa al riarmo, rispetto assoluto della dignità dei migranti unito all’obiettivo dell’integrazione nonché della ripresa della cooperazione internazionale per favorire lo sviluppo economico delle nazioni da cui parte l’emigrazione di massa.

“Prima di dirvi qualsiasi altra cosa, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità”, ha esclamato Leone alla Gran Canaria, rivolto ai migranti. Vivere la fede – ha scandito sulla piazza de Cibeles di Madrid celebrando messa – significa “inginocchiarsi davanti a Dio e davanti al prossimo, perché nessuno può inginocchiarsi al Signore e disprezzare il fratello”. Parole ferme e nette che collocano la Chiesa cattolica in contrapposizione ai movimenti che in Europa e America invocano la remigrazione: contro i Maga di Trump negli Stati Uniti, contro Reform Uk e Restore Britain in Gran Bretagna, contro Alternative fuer Deutschland, contro Vox in Spagna, contro il Rassemblement National in Francia, contro Futuro nazionale di Vannacci e i manipoli xenofobi presenti nella Lega e i Fratelli d’Italia.