HomeVareseCronacaOltre mille aziende e 67mila addetti. Il sindacato fa anche formazioneCon oltre mille imprese associate e quasi 67mila addetti rappresentati, Confindustria Varese consolida il proprio ruolo di principale soggetto...In sala anche il ministro GiorgettiRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciCon oltre mille imprese associate e quasi 67mila addetti rappresentati, Confindustria Varese consolida il proprio ruolo di principale soggetto di rappresentanza economica della provincia, trasformandosi sempre più in un attore di politica industriale e sviluppo territoriale. I dati del rendiconto 2025 delineano infatti un’associazione che amplia il proprio raggio d’azione, superando la tradizionale funzione sindacale per assumere un ruolo di interlocutore strategico nei confronti delle istituzioni, del sistema formativo e dei mercati internazionali. Al 31 dicembre 2025 la base associativa conta 1.025 imprese e 66.649 addetti, numeri che confermano il peso del sistema manifatturiero varesino nonostante un contesto caratterizzato da tensioni geopolitiche, crisi di filiera e rallentamento dell’economia europea.
Confindustria Varese rivendica una posizione apartitica ma intensifica la propria attività di lobbying istituzionale sui grandi temi della competitività: infrastrutture, valorizzazione di Malpensa, politiche energetiche, rilancio dell’istruzione tecnica, transizione digitale, intelligenza artificiale e attrazione di investimenti e capitale umano. Un’attività che nel 2025 si è ulteriormente rafforzata anche a causa delle crisi industriali che hanno interessato il territorio e delle ricadute dei conflitti internazionali sulle filiere produttive locali. In questa prospettiva si inserisce il passaggio di consegne alla presidenza tra Roberto Grassi e Luigi Galdabini, chiamato a guidare l’associazione in una fase in cui la politica industriale torna al centro del dibattito europeo. La presenza di una rappresentanza stabile a Bruxelles e la partecipazione ai gruppi tecnici nazionali di Confindustria rafforzano la capacità del territorio di incidere sui processi decisionali comunitari, dall’export all’energia, dall’aerospazio all’innovazione tecnologica. Un capitolo centrale riguarda il capitale umano.






