Dal 15 giugno i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata Inps possono richiedere l'Iscro, l'Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa per il 2026. La finestra per presentare la domanda, come chiarito dall’Istituto nel Messaggio n. 1987, si chiude il 31 ottobre, quindi ci sono quattro mesi e mezzo di tempo appena, e conviene non aspettare l'ultimo momento. Vediamo come funziona, a chi spetta, quanto si prende e, soprattutto, come fare ad averla.
Cos'è l'Iscro e perché la chiamano "cassa integrazione delle partite Iva"
Il paragone con la cassa integrazione non è del tutto preciso, ma rende bene l'idea. L'Iscro è un sussidio mensile che lo Stato eroga ai liberi professionisti iscritti alla Gestione separata dell’Inps quando il loro reddito crolla in modo significativo rispetto agli anni precedenti. In sostanza, se un consulente lavoratore autonomo vede il suo fatturato dimezzarsi, può chiedere all'Istituto un aiuto economico, per sei mesi. Non è un diritto automatico – bisogna rispettare precise condizioni – ma è uno dei pochi strumenti concreti che esistono nel nostro Paese per tutelare chi lavora in proprio e si trova in difficoltà.
Nata in via sperimentale nel 2021, la misura è diventata strutturale con la Legge di bilancio 2024, quindi ha smesso di essere temporanea per diventare un vero e proprio ammortizzatore sociale, stabile, rivolto a una platea di lavoratori che fino a pochissimi anni fa non aveva praticamente nessuna forma di protezione in caso di crisi.











