Cerco di farla facile. Tantissimi anni fa sulla terrazza delle biblioteca delle Oblate a Firenze ebbi la fortuna di conoscere Ida Mattei, sorella di Teresa, era già una bella signora anziana, andava girando per le scuole a raccontare cosa era stato il fascismo e cosa fu la guerra.
Insomma metteva le ultime energie sue a disposizione del popolo italiano, come aveva sempre fatto fin da ragazzina, come fece quando portava notizie ai partigiani oltre la linea e per trarre in inganno quei fessi dei soldati fascisti si metteva il rossetto sulle labbra «l’unico motivo per cui l’ho messo», mi disse con le labbra rugose, bellissime, forse le più belle labbra che abbia mai veduto. Era venuta lì perché parlavo di sua sorella Teresa che era morta cinque anni prima: piccola, curva, forse la più bella donna che abbia mai ascoltato: perché è quella da cui ho imparato una cosa che prima di lei non mi aveva spiegato nessuno così chiaramente. E cioè: cosa significa «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».
«Vedi» diceva Teresa Mattei «l’Italia è una torta di cui ciascuno ha una fettina, ciascuno di noi solo per essere italiano possiede davvero quella fettina, è sua in tutto lo spessore, lì dentro è sovrano, lì dentro tu hai il compito di badare alla tua fetta, è tua e ne sei responsabile e nessuno te la può togliere ma tu veglierai che tutto accada nelle forme e nei limiti scritti».













