Ottantuno anni fa i nostri padri, nonni e bisnonni, come pure le nostre madri, nonne e bisnonne, combattevano e a volte purtroppo morivano per mano di fascisti e nazisti per darci un futuro degno, delineato tre anni dopo nei centotrentotto articoli della Costituzione repubblicana, come base irrinunciabile di un nuovo ordinamento giuridico e sociale basato sul lavoro, l’eguaglianza formale e sostanziale e il ripudio della guerra.
Non possiamo però nasconderci che, ottantuno anni dopo, il bilancio è fortemente negativo.
Decenni di ignavia ed opportunismo delle cosiddette sinistre, culminate nella criminale neutralizzazione e smembramento del Partito comunista italiano e caratterizzati dalla passività e spesso complicità dei peggiori sindacati, hanno determinato la nascita di una destra sempre più arrogante e spudoratamente anticostituzionale, quando non apertamente fascista.
Fatto sta che il lavoro è sempre più umiliato, bistrattato, precarizzato e mal pagato. L’Italia è fra i peggiori Paesi in Europa dal punto di vista del potere d’acquisto dei salari e ogni giorno si perpetua con impunità la strage degli omicidi cosiddetti bianchi. La diseguaglianza, come in tutto l’Occidente capitalistico, raggiunge vette senza precedenti. Mentre sempre più italiani affogano nella povertà e conducono un’esistenza di ristrettezze, venendo peraltro esclusi da servizi pubblici, in testa la salute, sempre più mediamente inefficienti, costosi e selettivi, ristrette élite di privilegiati si arricchiscono a spese della collettività, grazie a un sistema fiscale complessivamente inadeguato e dedicandosi a speculazioni antisociali di ogni genere.











