Si è svolto nei giorni scorsi a Varenna, sul lago di Como, il convegno «Gli accordi nella crisi familiare», organizzato dall’Aiaf, la più antica e rappresentativa associazione di avvocati specializzati in diritto di famiglia. Villa Monastero, l’incantevole dimora sul lago che ha ospitato il convegno, è più adatta per un matrimonio che per un convegno di divorzisti, ma la scelta è coerente con il fatto che il tema centrale è stato quello della validità dei patti prematrimoniali, cioè i patti con cui, subito prima del matrimonio, gli sposi si accordano sulle conseguenze di un loro eventuale futuro divorzio.

È passato quasi un anno da quando si sono diffuse sui social, ma anche su alcuni quotidiani nazionali, fake news sul fatto che la Cassazione avrebbe ammesso la possibilità di stipulare anche in Italia questi patti fra futuri coniugi, come è possibile fare negli Stati Uniti e in Inghilterra, ed è frequente ormai anche in molti altri Stati che hanno ordinamenti giuridici simili al nostro. Gli avvocati specialisti sapevano che la notizia dell’estate scorsa era sostanzialmente falsa, ma speravano in qualche effettiva novità nei mesi successivi. Il convegno è servito a fare il punto.

È emerso chiaramente che, negli ultimi anni, ai coniugi sono stati lasciati sempre più ampi spazi per regolamentare con accordi il loro divorzio. Il passo più significativo in questa direzione è la riforma del 2014, con la quale è stato persino consentito di separarsi o divorziare con un semplice patto negoziato fra avvocati o comunicato al sindaco, senza la necessità di ottenere una sentenza in tribunale. Tuttavia, i patti prematrimoniali in Italia restano vietati. Ogni volta che li si evoca, è come se si sentisse l’odore di zolfo che anticipa l’arrivo del demonio. Eppure, ormai, quasi ovunque, negli Stati occidentali, sono ammessi e disciplinati. Sarebbe tempo che anche la nostra giurisprudenza si esprimesse chiaramente, oppure che la materia fosse disciplinata dal legislatore. Le fake news dimostrano il grande interesse che il tema suscita. Qualche timido segno di apertura, in passato, è stato mostrato dalla Cassazione. Sono stati anche depositati in Parlamento alcuni disegni di legge, ma non se ne è fatto nulla.Si sa che il diritto di famiglia italiano è tradizionalmente piuttosto refrattario alla modernizzazione, ma stiamo accumulando un livello di arretratezza ormai inaccettabile.