di Massimo Sanvitolunedì 15 giugno 20264' di lettura«Quello che vediamo è il riflesso di una crisi più ampia, valoriale, identitaria, che investe il rapporto tra le giovani generazioni e il mondo degli adulti». Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, non ha dubbi: l’escalation di violenza contro i professori nelle scuole è figlia del fatto che i ragazzi non sono più abituati a ricevere dei “no” dai genitori. «Si è progressivamente affermata l’idea che il limite fosse un elemento diseducativo. È vero il contrario. Un giovane diventa adulto quando capisce che la libertà non è assenza di regole», spiega a Libero. E così, le storture tra le mura di casa si riverberano sotto forma di botte e minacce tra i banchi di scuola.Ministro, come si spiega questo susseguirsi di aggressioni ai danni dei professori?

«Per troppo tempo si è guardato con sospetto a qualsiasi forma di autorità. Si è messo in discussione il ruolo degli insegnanti, dei genitori, delle istituzioni. La figura del “maestro”, nella sua dimensione verticale, si è dissolta. Oggi tutto è orizzontale. Si è diffusa l’idea che educare significasse esclusivamente comprendere, giustificare, evitare il conflitto. Ma educare significa trasmettere valori, richiamare alle responsabilità, giudicare i comportamenti, saper dire dei no, aiutare i giovani a superare le difficoltà e le frustrazioni, non a negarle, avere il senso dei limiti, rispettare i confini fra il sé e gli altri. I giovani non sono più abituati a ricevere dei “no”. Se la scuola diventa il luogo in cui lo sentono per la prima volta, si arriva ad avere la violenza che vediamo oggi».Trescore Balneario, l'alunno che ha accoltellato la prof esaltato dai coetanei: "Un eroe"C’è un luogo, oggi, dove la realtà si incrina fino a rovesciarsi. Dove un ragazzo di tredici anni ch...Quanto incide la famiglia in questo quadro?