Le tensioni geopolitiche, la pressione sui costi energetici e logistici, la crescente competizione globale per attrarre investimenti e produzione, ma anche la forte dipendenza esterna per i principi attivi – oggi in larga parte provenienti da Cina e India – stanno spingendo la farmaceutica europea davanti a una nuova sfida industriale. Dopo anni di delocalizzazione produttiva, Bruxelles prova ora a rafforzare la resilienza della filiera e a ridurre la dipendenza dall’Asia per medicinali essenziali e principi attivi, mentre i governi cercano di mettere in sicurezza uno dei settori più strategici per l’economia e la salute pubblica.
La farmaceutica italiana continua intanto a crescere. Nel 2025 l’export del settore ha superato i 69 miliardi di euro, mentre la produzione ha raggiunto quota 74 miliardi. Gli occupati sono saliti a 72.200, in aumento del 2% rispetto all’anno precedente, con una presenza femminile pari al 45% della forza lavoro e superiore al 50% nelle attività di ricerca e sviluppo. Gli investimenti hanno superato i 4 miliardi di euro, destinati soprattutto a impianti ad alta tecnologia e ricerca e sviluppo, con oltre 800 milioni dedicati alla ricerca clinica nelle strutture del Servizio sanitario nazionale.







