Per chi si fosse i titoli dei giornali americani, sotto The Claw - così è stata chiamata l'arena, l’artiglio - il numero uno dell’Ultimate Fighting Championship (la lega Usa degli sport di combattimento) è stato chiaro: non ci sarà un’altra rissa come quella che si è conclusa domenica sera sul prato della Casa Bianca. "Non me lo posso permettere. Non lo faremo mai più", ha detto Dana White, il capo dell’UFC: facile capire perché. La sua associazione deve pagare altri settecentomila dollari per sostituire l’erba del prato Sud della Casa Bianca: oltre al resto dell’evento la cui organizzazione costa circa sessanta milioni di dollari. Non si sa ancora quanto sia stato incassato dalla vendita dei biglietti, dal merchandising e dalla pubblicità, né dalle scommesse (milioni di dollari è la stima in questo caso).

Lo spettacolo di sette incontri si è concluso nelle prime ore di lunedì ed è servito a festeggiare gli 80 anni di Donald Trump. Appena è finito il presidente degli Stati Uniti è salito sull’Air Force One, in volo verso la Francia e il vertice del G7. In realtà, chiunque graviti nell’orbita di Trump è soggetto ai suoi capricci, quindi se il presidente decidesse di richiamare l’UFC per portare di nuovo i lottatori a Washington, è difficile immaginare che White possa dire no.