L'astronauta italiano sarà il pilota della missione Artemis III. A Open racconta il suo lavoro, ma non vuole che si parli di coraggio

Luca Parmitano sembra un bambino davanti al suo regalo di Natale tanto desiderato, e forse lo è. Quel bambino che a quattro anni per la prima volta confessò alla sua istruttrice di nuoto il sogno di fare l’astronauta, oggi che di anni ne ha quasi 50 sta per diventare il pilota dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) che porterà l’equipaggio della missione Artemis III di nuovo sulla Luna. E poco importa che il suo stivale non toccherà il suolo lunare, perché – come spiega in questa intervista a Open – «l’obiettivo di noi astronauti non è quello di fare cose straordinarie ma mettercela tutta per contribuire all’evoluzione dell’essere umano, nella scienza, nella tecnologia, nell’esplorazione».

Luca parmitano, l’astronauta dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea)

Hai più volte raccontato di quel giorno in piscina, quando hai detto per la prima volta che avrei voluto fare l’astronauta. Cosa ricordi di quel giorno?

«Ricordo che volevo a tutti i costi imparare a tuffarmi di testa. Avevo quattro anni, e aspettavo il mio turno. L’istruttrice, per rompere il ghiaccio, chise a ognuno di cosa cosa avremmo voluto fare da grandi. Avrei potuto dire: “Da grande voglio essere l’uomo ragno, ma risposi voglio fare l’astronauta, perché ricordo le immagini dei primi lanci dello space shuttle con gli astronauti nello scafandro bianco che lavoravano in orbita… nella mia testa di bambino, quelle immagini assomogliavano ai cartoni animati giapponesi, non distinguevo tra realtà e fantasia ma sentivo il grandissimo fascino di un lavoro che in realtà non riuscivo neanche a immaginare».