I presidenti del Comitato nazionale Francesco Scoppola e Roberta Vincini, a L'Espresso, raccontano l'apertura formale dell'associazione a educatori Lgbtqia+I presidenti del Comitato nazionale Francesco Scoppola e Roberta Vincini, a L'Espresso, raccontano l'apertura formale dell'associazione a educatori Lgbtqia+Se un adulto vuole diventare un capo scout e svolgere attività educativa con bambini e ragazzi, l’identità di genere e l’orientamento sessuale non devono essere elementi per valutarne l’idoneità. Suona ovvio. Ma per le organizzazioni che afferiscono al mondo cattolico, sancirlo in un documento ufficiale segna comunque una svolta. Il consiglio generale dell’Agesci, la principale associazione scout in Italia – dove la “c” dell’acronimo indica l’adesione al cattolicesimo – ha «maturato la convinzione che nel profilo del capo cristiano educatore l’orientamento affettivo e l’identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione quando una persona adulta chiede di entrare in associazione per svolgere un ruolo educativo».L'intervista ai presidenti AgesciD’altronde, per un’associazione che incardina il suo schema valoriale sull’accoglienza e sulla cura degli altri e dell’ambiente, la credibilità educativa resiste se tutti, proprio tutti sono accettati senza discriminazioni e riconosciuti per ciò che sono. A L’Espresso, Francesco Scoppola, presidente del Comitato nazionale dell’Agesci, preferisce parlare di «naturale evoluzione». Non sminuisce la portata storica del passaggio, ma precisa che si tratta di una tappa «di un cammino fatto di ascolto, iniziato quattro anni fa, e che non si è concluso. Perché, al di là dell’orientamento sessuale del capo, dobbiamo continuare a interrogarci su come affrontare con i ragazzi i temi dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale. Sono questioni che emergono nei gruppi scout, che non possono essere ignorate. È nostro compito cercare di dare risposte ai ragazzi che vedono nei capi dei riferimenti educativi».«Educare all'amore in ogni sua forma»Nei gruppi scout emergono con crescente frequenza questioni legate all’identità, all’affettività e alle relazioni. Accompagnare questi percorsi rappresenta una sfida educativa che richiede ascolto, preparazione e un confronto costante con le famiglie e con la comunità educante. «Ecco perché non mi piace definire il voto del Consiglio generale “una svolta storica”. È un percorso, che deve continuare», ribadisce Scoppola. Ad ogni modo, il presidente non vede alcuna contraddizione tra l’apertura della comunità alle persone Lgbtqia+ e il cattolicesimo che ispira il movimento scout: «La comunità cristiana deve essere, prima di ogni cosa, accogliente. Per quanto riguarda i ragazzi, poi, ciò che conta è educare all’amore in ogni sua forma, anche omoaffettiva. Dare loro gli strumenti per conoscere il proprio corpo, per riconoscere l’altro e relazionarsi».«Il metodo scout educa a una libertà che diventa responsabilità»Con 183 mila iscritti, di cui 150 mila ragazzi e 33 mila capi e assistenti, l’Agesci rappresenta in molti territori italiani una preziosa alternativa alla strada. Quando la scuola chiude le porte, nelle ore pomeridiane e serali, la formazione degli adolescenti può continuare nelle sedi scout di 1.800 gruppi.Scoppola, nella caratteristica diarchia dell’Agesci, è presidente insieme a Roberta Vincini. La quale si sofferma sull’attrattività di un percorso educativo scout cattolico nella realtà contemporanea: «Fortunatamente, ragazze e ragazzi crescono in un contesto in cui la consapevolezza dei diritti, inclusi quelli legati alle persone Lgbtqia+, è molto più diffusa rispetto al passato. Il documento su identità di genere e orientamento affettivo nasce per offrire una proposta educativa capace di tenere insieme libertà, responsabilità e crescita integrale della persona. Lo scautismo continua a essere attrattivo per i giovani perché non si limita a riconoscere diritti in astratto, ma propone un’esperienza concreta di vita comunitaria, servizio, natura, responsabilità progressiva e crescita personale. È un luogo dove si impara a stare nelle relazioni reali, non solo nelle affermazioni di principio. Il metodo scout educa a una libertà che diventa responsabilità verso se stessi, verso gli altri, verso la comunità e verso il mondo. Il documento si inserisce pienamente in questa logica: non sposta il baricentro sui diritti in senso individualistico, ma rafforza la dimensione relazionale ed educativa, chiedendo ai capi di costruire ambienti sicuri, linguaggi rispettosi e percorsi in cui ogni persona possa crescere senza esclusioni».Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
Capi scout a prescindere da identità di genere e orientamento sessuale: così l’Agesci ha rotto il tabù
I presidenti del Comitato nazionale Francesco Scoppola e Roberta Vincini, a L'Espresso, raccontano l'apertura formale dell'associazione a educatori Lgbtqia+








