Ora gli scout italiani potranno avere capi di ogni orientamento sessuale e identità di genere. Una svolta storica quella del documento approvato dall’Agesci, l'Associazione guide e scouts cattolici italiani, su “Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo”. La presenza di persone appartenenti alla comunità lgbtqia+ con un ruolo all’interno degli scout è un’annosa questione, molto discussa all’interno del movimento."L'Agesci ha maturato la convinzione che nel profilo del capo cristiano educatore l'orientamento affettivo e l'identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione nel discernimento che le Comunità capi sono chiamate ad esercitare quando una persona adulta chiede di entrare in associazione per svolgere un ruolo educativo", si legge nel documento approvato dalla più grande associazione di scout in Italia, che conta oltre 180 mila aderenti.La premessa del documento, pubblicato oggi (28 maggio) ma approvato già negli scorsi giorni, è che secondo "la pedagogia dell'accoglienza, radicata nella quotidianità del nostro servizio educativo" è "imprescindibile promuovere percorsi volti al superamento di sentimenti e atteggiamenti omolesbobitransfobici. Tali sentimenti, infatti, costituiscono un ostacolo al riconoscimento, all'inclusione e all'integrazione nei nostri Gruppi, e in tutti i livelli associativi, di capi e capo, ragazzi e ragazze”.Una riflessione, quella del rapporto tra scout e mondo lgbtqia+, cominciata con il consiglio generale del 2022 che aveva istituito una commissione istruttoria ad hoc. Da allora il confronto è andato avanti tra assemblee territoriali, gruppi scout e comunità capi, in un dibattito che ha attraversato non solo l’associazione, ma più in generale il mondo cattolico.La scelta ha già acceso il dibattito nel mondo ecclesiale e tra le associazioni cattoliche, dividendosi tra chi la considera un passo avanti nel riconoscimento dei diritti delle persone lgbtqia+ e chi invece teme un allontanamento dalla dottrina tradizionale della Chiesa. Tra le prime reazioni critiche è arrivate - puntuale - quella dei Pro Vita: “Cosa insegneranno i capi a bambini e adolescenti? Che ognuno potrà percepirsi di qualsiasi genere a prescindere dalla propria realtà biologica maschile e femminile? In barba a qualsiasi insegnamento del Magistero e del Catechismo della Chiesa Cattolica che dovrebbero invece essere i pilastri dell'attività di un'associazione cattolica - afferma il portavoce Jacopo Coghe-. I genitori lo sanno? Le famiglie sanno che - aggiunge Coghe - pensano di mandare i propri figli in una realtà formativa e cattolica, ma poi quest'ultima vara documenti e progetti sull'identità di genere? Lo avevamo già detto nel marzo 2023, quando denunciammo un progetto, sempre Agesci, inerente proprio 'l'identità di genere e l'orientamento sessuale'. Oggi come allora l'associazione tradisce la fiducia delle famiglie sugli insegnamenti impartiti a migliaia di bambini che, dagli 8 anni in sù, frequentano gli scout".L'Arcigay saluta invece con favore la decisione: "Accogliamo con sollievo questa notizia che mette fine a una lunga storia di isolamento e discriminazione. Per anni persone lgbtqia+ sono state escluse, costrette a nascondersi, allontanate da un contesto educativo che avrebbe dovuto formarle alla comunità e ai valori. Finalmente l'Agesci riconosce che l'orientamento sessuale e l'identità di genere non possono essere barriere per chi vuole educare, accompagnare, crescere accanto a ragazze e ragazzi", commenta il segretario Gabriele Piazzon.