| 15 Giugno 2026 16:02 |

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(Adnkronos) – “A quattro anni dallo studio Ruby, l’immunoterapia con dostarlimab in associazione alla chemioterapia è ormai uno standard consolidato nel trattamento del carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivato”. Lo sottolinea Chiara Cassani, ricercatrice dipartimento di Scienze clinico-diagnostiche, chirurgiche e pediatriche Università di Pavia e ginecologa oncologa presso Uo Ostetricia e Ginecologia Fondazione Irccs Policlinico San Matteo Pavia, evidenziando che “non si tratta più di un’opzione sperimentale ma di un cambio strutturale nella pratica clinica: oggi si osservano risposte più durature, maggiore controllo della malattia e miglior qualità di vita rispetto al passato”. Sul fronte della ricerca, la priorità è invece ampliare i dati di real life. “Servono informazioni sulla durata delle risposte nel lungo termine, sulla qualità di vita e sull’identificazione dei sottogruppi che traggono maggior beneficio – afferma l’esperta – con l’obiettivo futuro di ridurre o modulare anche l’impiego della chemioterapia”.

Possiamo parlare di un cambiamento consolidato. “Per molti anni il trattamento di riferimento – spiega Cassani – è stato rappresentato esclusivamente dalla chemioterapia o dalla combinazione di chemio e radioterapia che, pur consentendo di controllare la malattia in una quota di pazienti, aveva limiti importanti in termini di durata della risposta. Oggi disponiamo di evidenze solide che dimostrano come l’aggiunta dell’immunoterapia sia in grado di migliorare significativamente il controllo della malattia e la sopravvivenza. Nella pratica clinica, infatti, l’immunoterapia in prima linea è ormai realtà e la valutazione dello stato di mismatch repair, il sistema che ripara gli errori del Dna è parte integrante del percorso diagnostico iniziale”.