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Il nostro mestiere negli ultimi dieci anni, è cambiato tantissimo. Si è rivoluzionato, al punto che oggi è quasi difficile dargli un nome. Chi racconta automobili non scrive soltanto: gira, monta, parla in camera, costruisce un reel, declina una prova su strada in quindici secondi di video verticale o la trasforma in un long-form da venti minuti.

Sono tanti linguaggi diversi, ma è ancora giornalismo, e come tale ha bisogno di radici solide: metodo, competenza, la capacità di verificare e di spiegare. Da questa convinzione nasce Storydriver, il programma di formazione e selezione con cui Quattroruote va a cercare e a formare la prossima generazione di giornalisti-creator dell'automotive. Il progetto è stato presentato sabato scorso a Milano, sul palco del Digital Journalism Fest 2026.

Storydriver non è un talent di creator generici e non è un corso di giornalismo tradizionale. È un percorso verticale, costruito attorno a una figura ibrida: chi sa raccontare l'auto e la mobilità con il ritmo e i format dei social, ma con la profondità e il rigore che da settant'anni sono il segno di Quattroruote. A disposizione dei partecipanti c'è ciò che nessun corso può replicare: la redazione, il metodo giornalistico della testata e il Centro Prove di Vairano, il cuore pulsante del lavoro di Quattroruote. Un'iniziativa che nasce in collaborazione con il Digital Journalism Fest di Francesco Oggiano, che ne ha ospitato il lancio.